Pebble – il lato oscuro della forza –

“Io sono Pebble, figlio di Kickstarter, della tribù degli Smartwatch, colui che discende dai nobili Casio Databank…”

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Il nuovo swatch? Meglio!

Io l’ho sempre detto: non importa che sia utile, se ti autoconvinci che “ti serve” a quel punto “devi averlo”.
Smartwatch: la cosa più inutile del pianeta dopo il Nokia 7280 “lipstick phone” (l’avevate rimosso, eh?). Inutile che cerchiate di convincermi dei benefici di leggere un tweet sull’orologio anziché sul telefono i miei cellulari (Galaxy S2 e Galaxy S3) sono costantemente appoggiati sulla scrivania e sempre sott’occhio. Mentre guido non cambia nulla: che guardi il telefono o l’orologio mi distraggo comunque. Quando sono a casa l’orologio di solito me lo tolgo, quindi userei in ogni caso il telefono. Inutile… l’avevo già detto vero?
Ma l’utilità non è sempre una discriminante, infatti non è certo il livello di improving della mia vita pari a zero che mi impedisce di desiderare uno smartwatch, in particolare il Pebble.

Vediamo cos’è e vediamo perché:

  • Cos’è: è un orologio che tramite la connessione Bluetooth si collega allo Smartphone e ne funge da “appendice” per leggere le notifiche e gestirne alcune funzioni. E’ un progetto nato quest’anno su Kickstarter, nota piattaforma di crowd funding che funge da incubatore di idee in cerca di finanziamento, e diventato ben presto un fenomeno del web. Potete comprarlo qui.
  • Perchè: perchè è bello. Anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto in un oggetto così personale come l’orologio: bianco è fantastico! Ma anche perchè è un terreno ancora molto fertile per gli sviluppatori, perchè dialoga con i sistemi operativi mobile più diffusi, perchè l’autonomia è di diversi giorni, perchè tra gli smartwatch è il più leggero e portabile ed infine perchè costa una cifra umana (150$ spedizione inclusa).

Uno sfizio che ci si può togliere senza che il bilancio familiare venga compromesso piu di tanto.

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Samsung Galaxy Gear: inutile come un muro di calzini

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Sony Smartwatch: adatto ad ogni sitazione (tranne quando piove e quando c’è il sole. Attenzione in caso di nebbia la visibilità è ridotta)

 

Abbastanza diverso dai suoi concorrenti (Sony SW1 e SW2, Samsung Galaxy Gear e i’M Watch) per via del display, una sorta di e-ink, che garantisce una visibilità pressochè perfetta in qualunque situazione e per la durata della batteria: ben 5 giorni di uso regolare. Ed è proprio la combinazione di questi due fattori che eleva, sotto il profilo dell’usabilità, il Pebble rispetto ai suoi “colleghi”: già siamo costretti a ricaricare il nostro smartphone ogni santo giorno, pena trovarsi senza telefono pochi minuti dopo essere usciti di casa, ora immaginate di dovervi preoccupare ogni giorno, ogni santissimo giorno, di mettere in carica pure l’orologio… uno strazio. Pebble rinuncia ai pirotecnicismi del Galaxy Gear (rinuncia anche alla sua inutile fotocamera) ed al coreografico display del gingillo Sony (praticamente un Bravia in miniatura) e bada al sodo: leggerezza, funzionalità, autonomia… è persino impermeabile! Serve altro?

NO!

Altra particolarità del Pebble: pare sia l’unico smartwatch che ha venduto più del previsto, a differenza dei suoi “colleghi” che hanno avuto una penetrazione del mercato ben al di sotto delle aspettative.

E’ tutto oro quel che luccica? Quasi. L’unico vero grande difetto è l’uso di un connettore proprietario, stile apple Mag Safe, che per il momento non viene venduto separatamente. Quindi se lo rompete o lo smarrite fate prima a ricomprarvi un’altro Pebble…

Della serie: finchè c’è batteria c’è speranza,

Darth.